|
Alla Libreria Spartaco-Interno4, Santa Maria Capua Vetere venerdì 22 giugno 2012, ore 18.30 “SUMAK KAUSAY. VIVERE BENE NEL PENSIERO INDIGENO LATINOAMERICANO” con il missionario don CARLO IADICICCO. Interviene il prof. AMBROGIO BONGIOVANNI docente della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana - Roma e presidente Movimento S. Francesco Saverio. In sottofondo la musica andina del gruppo ALAS DE ESPERANZA La testimonianza di chi, da circa venti anni, vive in Perù: don Carlo Iadicicco, originario di Bellona, torna nel Casertano per descrivere che cosa vuol dire “Sumak Kawsay. Vivere bene nel pensiero indigeno latinoamericano”. L’appuntamento, da non perdere, nella Libreria Spartaco-Interno4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere è per venerdì 22 giugno 2012 alle ore 18.30. Interviene il prof. Ambrogio Bongiovanni, docente della facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana (Roma) nonché presidente del Movimento San Francesco Saverio. Le parole andranno di pari passo con le note dei fiati del gruppo Alas de Esperanza, fondato a Bellona dall’eclettico musicista Marino Sorrentino, componente dei gruppi Nuova Compagnia di Canto Popolare e Cantica Popularia, ma anche impegnato a divulgare il patrimonio culturale della musica andina. Dal libro “Resistenza e Resa degli Indios della Foresta Amazzonica” di don Carlo Iadicicco “La ricostruzione della scuola avanza a vista d’occhio, tavole e tavole di cedro, listelli di caoba, chiodi e martello. Tayori, il capovillaggio, chiede alla signora Sonia - la vicesindaco - che invii con il prossimo volo un pallone di cuoio per giocare al calcio. Adesso tocca a me: sono riuscito a convincere quattro uomini, due donne e sei giovani, a partecipare ad un corso di alfabetizzazione, in questo caso di bi-alfabetizzazione perchè si svilupperà in spagnolo ed ashaninka. «Mi mamà me ama netakotakao nonaanate», cominciamo nella forma tradizionale: vocale, consonante e sillaba. Ci riuniamo dalle sette alle otto del mattino e dalle quattro alle cinque del pomeriggio. L’ora risulta irrilevante, la frequenza dipende dalle altre attività importanti di ognuno dei partecipanti; chi va a caccia, chi a pesca, chi a lavare i panni. Saper leggere e scrivere non serve molto. Manuel con la sua lunga chusma sembra un francescano: una collana di semi rossi e neri, una borsetta di ?bra vegetale che arriva al malleolo, il volto con disegni di rosso achiote ripete instancabile: «mi mamà me ama», e lo scrive. Ha rotto il registratore di Tayori invertendo i ?li della batteria di dodici volt. Tayori gli ha chiesto come risarcimento otto alberi di caoba, calcolando venti-venticinque metri cubici di legname per albero: oltre tremila dollari per compensare il registratore! Manuel suona magni?camente un ?auto di bambù e vuole imparare a leggere e scrivere; gli insegnerò a scrivere «caoba», e pure quanto vale. Siamo a ?ne maggio e non ancora è arrivato il maestro per aprire la scuola. Da queste parti le ore di insegnamento in un anno arrivano più o meno a trecento, mentre dovrebbero essere più di mille”. “Don Carlo Iadicicco si è fatto contadino, muratore, condividendo in pieno il destino di un popolo, per salvarne la radice culturale, l'identità e la sopravvivenza. Si è fatto compagnia degli Indios, sempre più minoranza e continuamente minacciati dall'avanzata dei detentori del potere politico-economico, che sfruttano le ricchezze naturali. I poveri continuano ancora a pagare e a subire le ingiustizie e i soprusi” (dall’introduzione del vescovo Bruno Schettino al libro Resistenza e Resa degli Indios della Foresta Amazzonica).
|